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Colpo di frusta e terapia manuale cosa comporta e come intervenire

Incidenti e colpo di frusta.  Come intervenire.

Il trauma distorsivo, “colpo di frusta”.

Scivolare sul ghiaccio, cadere dalla bicicletta, sbattere contro un ostacolo, scontrarsi con l’avversario durante una partita. Comunemente pensiamo al colpo di frusta solo in caso di tamponamento automobilistico, ma in realtà può verificarsi anche in queste situazioni.

Il colpo di frusta non è altro che un trauma distorsivo della colonna cervicale dovuto al rapido susseguirsi di un’accelerazione e di una decelerazione, costringendo a movimenti di estensione e flessione che oltrepassano i limiti fisiologici. Ogni evento traumatico che prevede queste due componenti può, dunque, esser causa di un colpo di frusta.

I problemi principali sono a carico della colonna cervicale a livello osseo ma soprattutto muscolo-legamentoso.

Colpo di frusta. I sintomi.

I problemi principali sono a carico della colonna cervicale a livello osseo ma soprattutto muscolo-legamentoso. Possono, tuttavia, essere accompagnati da una corte di sintomi molto variegata: vertigini, acufeni, disturbi della vista, problemi temporo-mandibolari, mal di testa, formicolii alle braccia per citarne alcuni.

Il quadro clinico post trauma sarà in gran parte determinato dalla direzione dello stesso e dall’effetto sorpresa: infatti il recettore visivo gioca un ruolo fondamentale, poiché se visivamente mi accorgo del pericolo imminente tenderò a irrigidirmi e a predispormi in atteggiamento di difesa, limitando la trasmissione delle forze lungo l’asse cranio-vertebrale. In caso contrario, come una messa a terra, lo slancio energetico percorrerà tutto l’asse fino al sacro e al bacino che, dopo le vertebre cervicali, saranno le componenti scheletriche più provate. Non solo muscoli, ossa e legamenti, purtroppo!

Effetti e ripercussioni del colpo di frusta

La sofferenza interessa anche il contenuto, ossia gli organi interni. I visceri più colpiti sono quelli densi, in primis fegato e reni, ma anche organi normalmente cavi che sono pieni nel momento dell’urto (stomaco dopo mangiato, utero in gravidanza, vescica piena). Anche gli otoliti, i “sassolini” dell’orecchio responsabili della percezione della statica e dell’equilibrio, possono dislocarsi a causa del trauma e determinare vertigini.

Un’altra struttura nobile su cui si ripercuote il colpo di frusta è il tessuto nervoso, principalmente la sua membrana di rivestimento esterna che costituisce un manicotto fibroso di connessione tra il sacro e il tessuto intracranico. Questa membrana, la dura madre, è molto sensibile e se non conserva la giusta elasticità può causare dolori lungo tutto il suo territorio di distribuzione.

Colpo di frusta. Il valido aiuto della terapia manuale

La terapia manuale rappresenta un valido approccio terapeutico sia nelle forme acute che in quelle croniche. Il protocollo di trattamento non è standardizzato ma viene elaborato in relazione al tipo di paziente, al tipo di trauma e al quadro clinico che ha prodotto.

Il grosso vantaggio della terapia manuale è quello di poter intervenire in modo poco invasivo ma molto efficace su tutte le strutture precedentemente descritte. Data l’enorme differenza tra il tessuto di una vertebra e quello di un viscere, tra una contrattura muscolare e una tensione della dura madre, abilità del terapeuta sarà quella di usare il proprio strumento, la mano, con “tocchi terapeutici” diversi e adatti all’organo bersaglio.

Spesso una problematica inveterata, che magari ci portiamo dietro da diversi anni senza esser mai riusciti ad attribuirne una causa, può risalire a una decelerazione improvvisa che al momento stesso non abbiamo identificato come traumatica.

I segnali del nostro corpo.

Una buona valutazione è utile a ripercorrere la storia della disfunzione e, magari, può offrire la possibilità di ascoltare i segnali che il nostro corpo ci invia.

Ovviamente, la buona efficacia del trattamento prevede una gestione multidisciplinare, che comprenda una corretta diagnosi medico-specialistica con relative indicazioni terapeutiche, l’eventuale uso di un collare, riposo al bisogno e educazione del paziente all’autogestione.

 

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D.ssa Iolanda Cordasco
Specialista in Fisioterapia, Osteopatia

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