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Dolore cronico: sarà Fibromialgia? Un aiuto dalla terapia manuale

Dolore cronico fibromialgia. Scopriamo di più.

Fibromialgia?

Molto frequentemente, si incontrano persone che lamentano strani dolori in varie parti del corpo e, per questa ragione, sono costretti a consultare diversi specialisti per cercare di capirne la natura. Si tratta di un dolore che non va via, sempre presente e quasi mai con una localizzazione stabile, alle volte resistente anche ai più comuni analgesici.

La diagnosi? Spesso il responso specialistico è di “fibromialgia”.

 

Dolore cronico fibromialgia. Si tratta di una complessa sindrome che si presenta come una condizione di dolore cronico e diffuso, aumento della tensione muscolare e rigidità generale. Riconosciuta dall’OMS solo nel 1990, compare con la denominazione di “reumatismo non specificato” ad indicare la localizzazione extrarticolare e la causa sconosciuta.

Sindrome fibromialgica

Alla definizione di sindrome fibromialgica partecipano altri sintomi che solo da pochi anni rientrano nelle più moderne categorie diagnostiche: debolezza, intorpidimento degli arti, mal di testa, disturbi del sonno, disturbi dell’umore, discognizione (nebbia fibromialgica), colon irritabile, disordine temporo-mandibolare, senso di tumefazione alle mani, alterazioni ormonali e disfunzioni sessuali. Inoltre, sono di frequente osservazione situazioni di ansia, depressione e altri disturbi correlati allo stress, innescando un circolo vizioso che continuamente alimenta i sintomi e pesantemente interferisce sulla qualità della vita del paziente.

Sintomatologia

A scatenare la sintomatologia possono essere diversi fattori tra cui l’esposizione al freddo o all’umido, l’affaticamento, l’attività fisica e particolari stati di tensione emotiva che la correlano direttamente alle reazioni di adattamento allo stress.

Fibromialgia primaria o secondaria

La fibromialgia può essere primaria o secondaria: la primaria è direttamente correlata ad alcune caratteristiche individuali di natura neuroendocrina (disturbi del sonno, astenia…), immunitaria (infezioni ricorrenti…), meccanica (traumi ripetuti, iperlassità…), biologica (sesso, età…) e a fattori bio-psico-sociali (disordini affettivi, ansia, stress lavorativo, stati conflittuali…); la fibromialgia secondaria è quella forma che compare in associazione ad altri quadri patologici come osteoartrosi, artrite reumatoide, sclerosi sistemica, LES, malattie metaboliche ed endocrine.

La diagnosi di fibromialgia è esclusivamente clinica. I criteri diagnostici sono in continuo aggiornamento, con l’obiettivo di conferire una maggiore oggettività ad una sindrome la cui caratteristica principale, il dolore, è per definizione il più soggettivo dei sintomi. Per parlare di fibromialgia è necessario che il dolore sia diffuso e presente da almeno tre mesi, che coesistano sintomi quali debolezza, disturbi cognitivi e altri precedentemente descritti e che non esista nessun’altra condizione potenzialmente causa di dolore.

La teoria più accreditata per spiegare la natura di questa sindrome è quella della “sensibilizzazione centrale”: pare che il sistema nervoso, a causa di un evento interno o esterno all’organismo, riduca la soglia del dolore; ne consegue che anche stimoli apparentemente innocui possono scatenarlo.

Dolore cronico Fibromialgia e terapie manuali

I pazienti fibromialgici ricorrono alla terapia manuale non solo per lenire il dolore ma anche per rilassare la muscolatura, per prevenire e correggere atteggiamenti posturali scorretti e antalgici e per migliorare le funzioni articolari e le prestazioni. Nello specifico, la terapia cranio-sacrale permette di accedere a quei livelli nervosi di controllo del dolore che risultano alterati per riportarli in equilibrio rispetto al funzionamento dell’intero organismo.

La regola principe da considerare nella pratica riabilitativa è la “regola del non dolore”: ogni intervento del terapista deve sempre inquadrarsi al di sotto della soglia del dolore, poiché il suo superamento contrasterebbe con i principi neuro-fisiologici dell’analgesia e potrebbe peggiorare il quadro. Ovviamente, in caso di fibromialgia secondaria ad altre patologie reumatiche, la fisioterapia avrà il compito di gestire la coesistenza della due condizioni con gli appositi interventi terapeutici.

Dolore cronico Fibromialgia. Il percorso riabilitativo

Compito del terapista diventa, dunque, quello di disegnare un percorso riabilitativo che abbracci l’intera dimensione individuale del soggetto, non dimenticando che ogni paziente fibromialgico ha una realtà a sé stante e che vive la propria condizione in modo unico e differente da qualunque altro soggetto con la medesima diagnosi.

 

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D.ssa Iolanda Cordasco
Specialista in Fisioterapia, Osteopatia

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